L'istituzione dei sacri Tridui nasce nel XVIII secolo nel territorio bresciano e consta di tre giorni di devozione e culto dei morti tramite preghiere volte a diminuire il tempo speso dalle anime nel Purgatorio e raggiungere così più velocemente il Paradiso.
La “macchina” del Triduo è tradizionalmente un apparato costituito da diversi materiali quali legno, elemento principale dell'intera struttura, metalli, utilizzati per collegare e agganciare tra loro le varie parti dell'apparato, stoffe, stucco e vetri colorati, per decorazioni e ornamenti.
Peculiare del territorio bresciano, l’istituzione del Triduo raggiunge anche alcuni paesi della provincia di Bergamo e le parrocchie veronesi della Valtenesi, seppur con un minor impatto dal punto di vista sociale e culturale.
Questa pratica è celebrata nel periodo che precede la Quaresima, senza una data canonica, per allontanare i fedeli dall'opulenza e dallo sfarzo delle feste e avvicinarli alla più devota e umile preghiera.
La tradizione collega l'origine di tale rito alla commemorazione dei soldati caduti durante la fase lombarda delle guerre di successione spagnola, che mieterono vittime soprattutto nella battaglia di Chiari (1701) e in quella di Calcinato (1703). La prima funzione della quale veniamo a conoscenza tramite le cronache cittadine avvenne nel 1716 nella chiesa di S. Giuseppe per merito della Confraternita dei Coniugati che destinarono l'ingente somma di denaro, solitamente usata per finanziare il banchetto di carnevale, per un ufficio funebre vivamente apprezzato dalla popolazione.
A tale Confraternita, approvata il 27 dicembre 1727 sotto il titolo di S. Antonio di Padova e formata da semplici cittadini e mercanti a cui si aggiunsero nobili bresciani e protettori, si deve quindi l’iniziativa di una pratica che venne rinnovata ed istituzionalizzata con la costruzione della “macchina” del Triduo nella chiesa bresciana.
L'esposizione del Santissimo avviene al culmine della funzione sacra, apice di una complessa e straordinaria struttura lignea mobile, basata su giochi illusionistici, colori, sfarzo barocco, oro e argento; il fine ultimo è stupire l'osservatore e renderlo partecipe dello spettacolo visivo.
La costruzione è edificata su più livelli con parti di grandezza variabile in base alle dimensioni dell'altare; drappi di vari colori celano le scale laterali che permettono ai chierici di accendere le numerose candele che come una cornice contornano l'intero apparato.
Il Triduo è solitamente provvisto di scudi, porte laterali, candelabri, lampade ad olio, chiocche e, sulla cima, l'ostensorio racchiuso in una mandorla circondata da una raggiera. Oltre a ciò il Santissimo Sacrmento può essere già posizionato e svelato durante il rito sacro tramite appositi meccanismi che quasi ispirano senso di magia. Queste spettacolari macchine sono le ultime testimonianze pervenute fino ad oggi degli apparati liturgici propri del diciottesimo secolo, tuttavia a causa della consunzione, dell'usura per l'assemblaggio o lo smontaggio delle parti, lentamente sono caduti in disuso, dimenticati nei polverosi magazzini delle nostre parrocchie. Grazie al grande senso di comunità che in alcune frazioni di Brescia è ancora vivo, questi meravigliosi apparati tornano talvolta alla luce, restaurati e carichi di quell'originaria magnificenza che li rende un patrimonio inestimabile.
(Tagliani Asya)